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La Commissione europea ha pubblicato il 18 aprile 2018 l’invito a presentare proposte (Call for proposals) nell’ambito del programma LIFE.
E’ possibile presentare i progetti e chiedere fondi entro la scadenza fissata al 12 giugno 2018 per il sottoprogramma LIFE per l’ambiente.
Il finanziamento copre fino al 60% dei costi del progetto e il consueto ammontare di fondi è compreso tra 500.000 euro e 5.000.000 euro.
Quest’anno le domande per il sottoprogramma LIFE per l’ambiente dovranno essere presentate in due fasi: la prima fase è una nota concettuale, lunga circa 10 pagine, che descrive il progetto. I candidati che arrivano alla seconda fase del sottoprogramma LIFE di Ambiente presenteranno quindi la loro proposta completa.
Le informazioni sulle modalità di partecipazione sono disponili al seguente link:
http://ec.europa.eu/environment/life/funding/life2018/index.htm
Sono state approvate dal Parlamento Europeo a larga maggioranza le 4 direttive del c.d. pacchetto Economia Circolare che dovrebbero entrare in vigore entro fine giugno dopo l’ok definitivo del Consiglio Europeo e che interverranno sulle seguenti attuali direttive.
-Direttiva 2008/98/CE sui rifiuti;
-Direttiva 94/62/EC sugli imballaggi e rifiuti di imballaggio;
-Direttiva 1999/31/CE sulle discariche;
-Direttiva 2000/53/EC sui veicoli a fine vita
-Direttiva 2006/66/EC relativa a pile e accumulatori e ai rifiuti di pile e accumulatori – Direttiva 2012/19/EU sui RAEE.
Questi i nuovi obiettivi di preparazione per il riutilizzo e riciclo:
– 55% entro il 2025
– 60% entro il 2030
– 65% entro il 2035
Lo smaltimento in discarica è fissato al 10% entro il 2035.
Il comunicato stampa del Parlamento Europeo:
I testi delle Direttive sono disponibili al seguente link:
Anche quest’anno il contributo fondamentale degli impianti di recupero e riciclo delle imprese di Unirima all’iniziativa Riciclo Aperto organizzata dal Consorzio Comieco.
In forte sofferenza il mercato del riciclo della carta
La Cina assorbiva il 76% dell’export europeo di macero, ma da gennaio ha chiuso le frontiere: in Italia quotazioni a picco e stoccaggi al limite in assenza di altri sbocchi
DI VERONICA ULIVIERI
Fino a pochi mesi fa, l’Italia esportava un terzo del proprio macero, per poi importarlo di nuovo sotto forma di cartone per imballaggi e carta grafica. Più della metà andava verso un unico paese, la Cina, ma ora che Pechino ha di fatto chiuso le frontiere a vari tipi di rifiuti da riciclare, carta compresa, la contraddizione italiana è esplosa. E così, mentre la mossa del gigante asiatico ha messo in difficoltà numerose economie, dalla Gran Bretagna agli Usa, in Italia il mercato è andato subito in sofferenza. “Abbiamo assistito a un crollo vertiginoso delle quotazioni della carta da macero, con un prezzo che si è ridotto rispetto a luglio 2017 di circa il 70%”, spiega Francesco Sicilia, direttore di Unirima, l’Unione delle aziende che trattano la carta per avviarla al riciclo.
La Cina ha annunciato la sua decisione all’Organizzazione mondiale del commercio proprio a luglio 2017, rendendola operativa da gennaio 2018. Stanca di prendersi gli scarti del mondo, in molti casi anche di bassa qualità, mentre la sua raccolta interna di quelli da riciclare sta crescendo, ha ridotto al minimo il livello di impurità tollerabile, rendendo così di fatto impossibile per diversi tipi di rifiuti oltrepassare i suoi confini. Per la carta, per esempio, lo standard di impurità ammesso da Pechino è stato portato allo 0,5%, mentre in Europa è all’1,5%. Con il risultato che adesso molto macero italiano fatica a trovare uno sbocco: in Italia non c’è abbastanza capacità produttiva per trasformarlo in nuova carta e cartone.
Un’eccedenza che, hanno segnalato Unirima e Assocarta in una lettera ai ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico a metà marzo, “sta causando l’accumulo dei materiali stessi presso gli impianti di recupero, ormai prossimi alle capacità di stoccaggio massime”. Ad aggiungere ulteriore pressione sugli operatori è anche il timore della concorrenza di Gran Bretagna e Stati Uniti: anche loro grandi esportatori verso la Cina, sono adesso alla disperata ricerca di nuovi mercati, ma hanno un materiale di qualità molto minore rispetto a quello italiano.
L’Italia è diventata paese esportatore meno di 20 anni fa: negli anni Novanta importava carta e cartone da riciclare dal resto d’Europa, Germania in testa, perché non ne aveva abbastanza. Dal 2005, invece, con l’aumento dei volumi della raccolta differenziata urbana la disponibilità di macero ha subito un’impennata, raggiungendo nel 2016 i 3,2 milioni di tonnellate. In questi anni però, spiega il direttore generale di Assocarta Massimo Medugno, “la capacità produttiva non è cresciuta di pari passo con l’offerta. L’Italia ha continuato per anni a esportare macero e importare prodotto finito, lasciando altrove la ricchezza generata da queste produzioni industriali”. Solo nel 2016, infatti, dei 6,5 milioni di tonnellate di carta e cartone raccolti e pronti per diventare nuova materia prima, dai nostri confini ne sono usciti quasi 1,9 milioni di tonnellate. Il 54% sono andati in Cina, che da sola produce quasi un terzo della carta e cartone a livello globale e assorbe il 76% dell’export europeo.
Cos’è mancato in Italia? Per Medugno, gli ostacoli alla costruzione di nuove cartiere sono stati “l’alto costo dell’energia diminuito solo negli ultimi anni, i lunghi tempi per ottenere le autorizzazioni, uniti in certi casi alle carenze infrastrutturali e alle difficoltà di gestire gli scarti di produzione”. E adesso che l’economia tricolore si sta gradualmente lasciando alle spalle gli anni più bui della crisi, se per le carte grafiche si osserva una continua diminuzione della domanda, lo sviluppo dell’e-commerce sostiene il segmento degli imballaggi. Oggi rappresentano il 59% dei consumi nazionali di carta e cartone e, rispetto ad altri tipi di prodotti, vengono realizzati usando solo carta di seconda vita. Un elemento che può favorire il mercato italiano del macero, mentre nel frattempo un’altra boccata d’ossigeno dovrebbe arrivare dall’apertura e dalla riconversione di nuovi stabilimenti: la capacità produttiva, stima Assocarta, potrebbe aumentare di 1 milione di tonnellate.
Rimane il problema della gestione degli scarti della filiera, a partire da quelli stoccati nei piazzali delle piattaforme che preparano la carta per il riciclo. “Non si considera mai che con l’aumento delle raccolte differenziate gli scarti da smaltire crescono in modo più che proporzionale”, spiega Mario Grosso, docente di Gestione dei rifiuti del Politecnico di Milano. “Già nel 2006, con un progetto finanziato dal Ministero della Ricerca, studiammo numerosi impianti e arrivammo alla conclusione che in media il 20% dei rifiuti raccolti in maniera differenziata erano scarti da gestire”. Un problema mai risolto e che ora, mentre il mercato è pieno di rifiuti da trattare per l’aumento delle raccolte differenziate urbane e lo stop della Cina alle importazioni, emerge in maniera forte. Il rischio, per Unirima, è “un blocco del ciclo dei materiali recuperabili, con evidenti danni per l’economia di tutta la filiera, per i sistemi pubblici di raccolta differenziata e con possibile rischio per l’ambiente”.
Non va meglio per gli scarti di cartiera, costituiti da una sorta di “fango” contenente pezzi di plastica, legno, metallo. “In Italia si riciclano 10 tonnellate di carta al minuto, generando dei residui che oggi possono andare negli inceneritori per il recupero energetico o, nella peggiore delle ipotesi, in discarica. Ci troviamo con circa 300mila tonnellate all’anno da gestire, con costi alti e pochi impianti disponibili”, dice Medugno. Nell’ambito del progetto europeo Eco-pulplast avviato nel 2015 nel distretto cartario lucchese, si è riusciti ad estrarre da questo scarto almeno la plastica, e riusarla per produrre bancali. Sugli altri rifiuti si sta ancora lavorando. In prospettiva la speranza è trasformare gli scarti in nuovo valore passando dai prototipi alla scala industriale. Al momento, però, i volumi in gioco sono grandi, i mercati di sbocco ancora deboli e i piazzali di molti stabilimenti italiani pieni di scarti che non si sa come gestire.
Nell’articolo su Paper Industry il riferimento alla lettera inviata da Unirima al Ministero dello Sviluppo Economico e al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.
“La filiera della carta messa a rischio dalla politica della Cina”, l’articolo del Direttore Generale di Unirima ing. Francesco Sicilia sul Il Sole 24 ORE.
..”Il settore nazionale del riciclo è leader per qualità ma senza di regole chiare e certe diventa difficile operare per le imprese”…
…Il conseguente aumento dei materiali stoccati presso gli impianti di recupero rischia di ripercuotersi a breve sui conferimenti di rifiuti recuperabili determinando un inevitabile pesante contraccolpo al mercato del riciclo ed al settore – in crescita – delle raccolte differenziate urbane (circa la metà della carta avviata a recupero/riciclo proviene dei Comuni) e da attività industriali e commerciali con conseguenti ripercussioni sia sul raggiungimento degli obiettivi di riciclo che sui costi del servizio.”







