Unirima è disponibile alla più ampia collaborazione con gli organi di informazione.
Se sei un giornalista e vuoi essere inserito nella nostra mailing list puoi inviare una email all'indirizzo unirima@unirima.it
Roma, 7 febbraio 2022 – UNIRIMA esprime una profonda preoccupazione per i limiti all’accesso ai fondi del PNRR della Missione M2C1, destinati alla realizzazione dei progetti faro e finalizzati ad ammodernare gli impianti di riciclo dei rifiuti di carta e cartone.
L’interpretazione adottata dal Ministero della Transizione Ecologica (MITE) dell’avviso della linea di intervento B per gli investimenti in progetti di economia circolare, secondo l’associazione che riunisce le imprese attive nel recupero e riciclo di carta e cartone, appare irragionevolmente restrittiva, vanifica l’erogabilità dei fondi alle imprese, e di fatto aumenta il divario in termini di partecipazione ai bandi. In disaccordo con la lettura nelle versioni in inglese e in francese dell’art. 47 del Regolamento Generale di Esenzione per Categoria (GBER), che semplifica le procedure per la concessione degli aiuti di Stato, secondo le indicazioni fornite dal MITE, sono finanziabili solamente i progetti che superano il processo tradizionale di riciclaggio dei rifiuti, e più precisamente, quelli che siano espressione di una “innovazione tecnologica”, a discapito di quei progetti che migliorano l’efficienza produttiva degli impianti. A differenza della versione italiana, nelle versioni inglese e francese compare il riferimento al concetto di miglioramento o migliore efficienza dell’attività di riciclaggio, prevedendo che i costi
ammissibili sono quelli necessari per realizzare un’attività di riciclaggio migliore o più efficiente rispetto a quella che esita da un processo tradizionale.
Contrariamente allo spirito del PNRR e alla normativa che disciplina gli aiuti di Stato per il riciclaggio di rifiuti, in cui non viene richiesto che il finanziamento sia da destinare allo sviluppo di “tecnologie nuove e innovative”, l’interpretazione restrittiva adottata dal MITE impone dunque oneri progettuali
eccessivi in capo agli operatori economici e acuisce a dismisura il divario in termini partecipativi tra le imprese che partecipano alle diverse linee di investimento dei bandi in violazione delle regole della concorrenza.
“Il rischio è che i bandi per la realizzazione di progetti faro finalizzati per l’economia circolare vadano deserti. Abbiamo scritto al Presidente del Consiglio, Mario Draghi chiedendo di intervenire urgentemente sui bandi. Se si vogliono infatti raggiungere gli obiettivi a cui mira il PNRR, bisogna fare in modo che vengano ammessi tutti quei progetti che garantiscono una migliore efficienza dell’attività di riciclaggio, ed evitare di richiedere sforzi irraggiungibili a livello tecnologico. Occorre un intervento tempestivo, per garantire quei principi più volte richiamati dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato a tutela della competitività di un settore cruciale per l’economia circolare. E’ quindi necessario appianare le differenze rispetto ai bandi destinati a Comuni ed EGATO, assicurando una
maggiore concorrenza nell’accesso ai fondi” ha dichiarato il Presidente di Unirima, Giuliano Tarallo.
Di seguito il comunicato stampa:
Link alle agenzie e agli articoli che hanno ripreso il nostro comunicato stampa:
Di seguito l’agenzia ANSA che riporta la notizia di come L’Arera ha azzerato per il primo trimestre 2022 gli oneri generali di sistema per tutte le medie-grandi imprese con potenza pari o superiore a 16,5 kW.
- Il provvedimento, rende noto l’Autorità, applica quanto previsto con il decreto Sostegni-ter dello scorso 21 gennaio. Alla copertura economica (1,2 miliardi euro) si provvede attraverso l’utilizzo di parte dei proventi delle aste di CO2. Il Dl ha individuato come beneficiari le utenze oltre i 16,5 kW, in media, alta e altissima tensione, quelle degli usi di illuminazione pubblica di ricarica di veicoli elettrici in luoghi accessibili al pubblico.
- Analoga misura di azzeramento degli oneri generali di sistema nel primo trimestre 2022 per i clienti domestici e le piccole imprese in bassa tensione (sotto i 16,5 kW di potenza) era stata già prevista dall’Autorità in occasione dell’aggiornamento trimestrale delle condizioni di tutela dello scorso fine dicembre, attuando quanto previsto dalla legge bilancio 2022.
Di seguito link alle nostre precedenti circolari:
Di seguito l’estratto della dichiarazione di Unirima, dall’articolo del quotidiano “Domani” dal titolo “Effetto Amazon: la carta da giornale ormai è più rara dei microchip“
“ Un altro osservatorio utile per capire come cambia il ruolo della carta nella società è quello dei riciclatori. <<Il cambiamento a cui stiamo assistendo è stato un processo graduale, poi esploso con la pandemia, che ha accelerato tutti i processi>> spiega Francesco Sicilia, direttore generale di Unirima, Unione nazionale Imprese Recupero e Riciclo Maceri…….<< Sia nell’input, cioè il materiale da riciclare, che nell’output, cioè il materiale riciclato, la percentuale di cartone da imballaggi continua a crescere >> . Nel biennio pandemico la quota del totale è aumentata dell’8 per cento….Noi produciamo sugli Input che vengono dagli impianti, con i dovuti investimenti dal punto di vista tecnologico possiamo anche aumentare la quota di carta grafica in uscita, ma la richiesta deve venire da chi sta a valle di noi “
- Qui l’articolo completo Domani_24_01_2022
Vedasi anche la sezione Articoli, interviste con dichiarazioni UNIRIMA e comunicati stampa – Unirima
E’ stato pubblicato nel supplemento Ordinario n.4 alla Gazzetta Ufficiale n.16 del 21 gennaio 2022 il DPCM 17 dicembre 2021 inerente il Modello Unico di dichiarazione ambientale (MUD) 2022. Quest’anno il termine per la compilazione del MUD è stato fissato al 21 maggio 2022.
Di seguito il testo del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri:
Il rialzo dei costi energetici e il conseguente impatto su cittadini e imprese sta assumendo proporzioni sempre più preoccupanti. Rischia, infatti, di assestarsi come problema strutturale e di sistema che inciderà in profondità sui processi economici. A livello comunitario, non si riesce ad affrontare il problema con adeguata risolutezza e coesione. In queste settimane, nonostante diversi scontri e momenti di confronto, le istituzioni europee e i loro leader non hanno ancora trovato un accordo sui prezzi dell’energia. Divisioni, fratture e divergenze di interessi hanno provocato un’impasse che lascia incognite enormi per molti Paesi come l’Italia, la cui dipendenza dall’importazione dei beni energetici pesa come un macigno su ogni ipotesi di programmazione strategica. Il nulla di fatto partorito a livello comunitario ha costretto il nostro Governo a intervenire pochi giorni dopo, in extremis, tramite un emendamento alla Legge di Bilancio.
L’esecutivo guidato da Mario Draghi, nonostante i tempi ristretti e una maggioranza composita, è riuscito a introdurre nuove risorse per calmierare i prezzi. Ora però bisogna elaborare ragionamenti nuovi, individuando soluzioni che consentano di volgere lo sguardo in prospettiva e di studiare misure strutturali. Per le imprese è, infatti, imprescindibile programmare su basi solide, senza dover sempre rincorrere l’emergenza. Vogliamo essere fiduciosi e ci auguriamo con buona dose di ottimismo che il Governo riesca a varare al più presto misure in grado di funzionare in modo permanente, poiché il problema non sembra destinato a esaurirsi in breve.
Non siamo soliti lanciare allarmi o ricorrere a toni apocalittici, ma è altrettanto vero che, in assenza di azioni prospettiche e legate a una visione organica, le imprese italiane rischiano drammaticamente di finire a breve in ginocchio. Il trend degli ultimi mesi è chiaro ed esemplifica la proporzione del problema: basti pensare che a dicembre 2021 il valore del PUN (Prezzo Unico Nazionale) in Italia per il costo dell’energia si attestava a quota 340, mentre solo sei mesi prima era a 70. L’Italia è stata colpita in modo particolarmente feroce: sempre a dicembre 2021, infatti, il costo dell’energia in Francia era di 217, la Spagna a 200, la Germania a 177, i Paesi scandinavi a 90.
Non possiamo minimamente permetterci di scontare un ulteriore gap di competitività rispetto alle altre realtà europee, soprattutto nell’ambito dell’economia circolare. Un settore che costituisce il cuore propulsivo della transizione ecologica e che, se soffocato, rischia di rallentare la crescita economica di tutto il Paese. Sarebbe quindi paradossale che i costi legati al processo di transizione vengano scaricati proprio su chi consente lo sviluppo della green economy. È necessario un approccio selettivo, che eviti rincari a pioggia e indiscriminati. Un monito già lanciato lo scorso 17 dicembre da tre realtà che rappresentano una componente essenziale dell’economia circolare in Italia: UNIRIMA – Unione Nazionale Imprese Recupero e Riciclo Maceri, ASSORIMAP – Associazione nazionale riciclatori e rigeneratori di materie plastiche e Assofermet.
Le imprese che incarnano pienamente la filosofia green e che svolgono la funzione di locomotiva della transizione ecologica non possono essere collocate sullo stesso piano di quei segmenti industriali che macinano introiti puntando sulle emissioni inquinanti e che investono su prodotti inquinanti o comunque non provenienti da riciclo. Questo assunto dovrebbe orientare con nettezza le scelte del decisore, che può e deve sterilizzare i rincari energetici in bolletta per tutte quelle realtà che operano davvero all’insegna della sostenibilità. Anche questo approccio selettivo significa investire con forza sulle politiche ambientali e inquadrarle a beneficio di tutto il sistema. L’economia circolare deve essere collocata in cima alle priorità, senza se e senza ma. In caso contrario il nostro Paese sarà scaraventato ai margini dei nuovi flussi internazionali e saremo, ancora una volta, condannati ad arrancare e rincorrere. Concetti che UNIRIMA, ASSORIMAP e Assofermet hanno articolato nel dettaglio nel maggio 2020, all’interno del loro ‘Manifesto per l’economia circolare”, dove si focalizzano i binari da percorrere per assicurare il carburante necessario a un comparto strategico, che conta circa 45mila addetti e 4mila impianti su tutto il territorio nazionale. Proprio in quell’occasione si rappresentò l’urgenza di introdurre norme di fiscalità ambientale, diretta o indiretta, con misure premianti i consumi ‘sostenibili’. Un obiettivo da raggiungere sviluppando indicatori di performance ambientali ed economiche, per misurare i benefici dei materiali riciclati e di effettivo recupero del rifiuto. Criteri e parametri selettivi che – a maggior ragione – andrebbero adoperati nell’erogazione di sostegni finalizzati a calmierare i costi energetici.
Il tema dei rincari che rischiano di soffocare le nostre imprese evoca questioni di ampia portata e mostra plasticamente la necessità di adottare interventi normativi per creare le condizioni strutturali che siano funzionali alla concreta attuazione dei principi impressi nell’economia circolare.
Per maggiori informazioni a riguardo vedasi anche gli Articoli, interviste con dichiarazioni UNIRIMA e comunicati stampa – Unirima

