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18 Gennaio 2022

Riforma Accordi per l’innovazione MiSE

Si segnala la pubblicazione della riforma degli Accordi per l’innovazione, in data odierna 18 gennaio 2022, sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico
Possono beneficiare delle agevolazioni previste le imprese che esercitano attività industriali, agroindustriali, artigiane o di servizi all’industria (attività di cui all’art. 2195 del codice civile, numeri 1, 3 e 5) nonché attività di ricerca. Le imprese proponenti possono presentare progetti anche in forma congiunta tra loro, fino a un massimo di cinque soggetti.
 
Scopo:
Tale misura è volta a sostenere progetti di ricerca industriale e di sviluppo sperimentale finalizzate alla realizzazione di nuovi prodotti, processi o servizi o al notevole miglioramento di prodotti, processi o servizi esistenti, tramite lo sviluppo delle tecnologie abilitanti fondamentali (KETs). Tra le aree di intervento sono presenti anche le industrie circolari.
Soggetti coinvolti:
L’Accordo per l’innovazione viene definito tra il Ministero dello sviluppo economico, i soggetti proponenti (imprese) e le eventuali amministrazioni pubbliche interessate al cofinanziamento dell’iniziativa.
Si allega testo del Decreto Ministeriale.
6 Gennaio 2022

Le sfide per l’economia circolare: dal caro energia al Pnrr

Il 2022 si apre con snodi cruciali, destinati a incidere in profondità sugli equilibri politici italiani. L’elezione del presidente della Repubblica potrebbe infatti innescare un effetto domino sulla tenuta della maggioranza. Una volta superata questa fase e con un quadro chiaro e assestato, sarà necessario concentrarsi su alcuni passaggi determinanti per garantire all’Italia una crescita economica solida e duratura. In particolare, occorre chiarire ruolo e funzione delle imprese e quale sarà il terreno su cui esse si troveranno a operare nei prossimi anni. Senza un ecosistema sano e funzionale, molte realtà del nostro Paese rischiano di non poter sprigionare il proprio potenziale, disperdendo così la carica propulsiva di un volano formidabile per l’Italia. Un concetto ancor più valido per le realtà attiva nel settore dell’economia circolare, all’interno di una fase storica in cui la transizione ecologica sembra essere diventata la priorità ineludibile di tutti. Ma, come spesso accade, tra dichiarazioni di intenti e realtà dei fatti troppo spesso si è registrato un avvilente scollamento. Ed è proprio qui che si gioca il futuro della nostra economia.

Un aspetto dirimente che ovviamente non coinvolge soltanto l’Italia – ma che rappresenta una questione globale – è quello legato ai rialzi dei costi energetici e al conseguente rincaro delle bollette, che grava pesantemente su cittadini e imprese. A livello comunitario, non si riesce ad affrontare il problema con adeguata risolutezza e coesione. Addirittura, lo scorso dicembre il Consiglio europeo, nonostante si fosse riunito appositamente, non ha trovato alcun accordo sui prezzi dell’energia. Un nulla di fatto assoluto, che ha costretto il nostro Governo a intervenire pochi giorni dopo tramite un emendamento alla Legge di Bilancio. Bisogna in primis ringraziare l’esecutivo guidato da Mario Draghi, che ha introdotto nuove risorse per calmierare i prezzi. Ora bisogna però anche volgere lo sguardo in prospettiva, studiando misure strutturali che consentano alle imprese di programmare su basi solide, senza dover sempre rincorrere l’emergenza. Vogliamo essere fiduciosi e crediamo che il Governo riesca a varare al più presto misure in grado di incidere in modo permanente, poiché il problema non sembra destinato a esaurirsi in breve. Senza azioni profonde e strutturali le imprese italiane rischiano drammaticamente di finire a breve in ginocchio. Non possiamo minimamente permetterci di scontare un ulteriore gap di competitività rispetto alle altre realtà europee, soprattutto nell’ambito dell’economia circolare. Un settore che costituisce il cuore propulsivo della transizione ecologica e che, se soffocato, rischia di rallentare la crescita economica di tutto il Paese. Sarebbe quindi paradossale che i costi legati al processo di transizione vengano scaricati proprio su chi consente lo sviluppo della green economy. È necessario un approccio selettivo, che eviti rincari a pioggia e indiscriminati.

Quando si parla di gap competitivo, viene naturale evocare il tema della concorrenza che, strutturalmente, rappresenta un mosaico ampio e complesso. Un valido punto di partenza potrebbe consistere nell’applicare con rigore le indicazioni impartite dall’Antitrust che, purtroppo, ancora oggi sembrano destinate a restare lettera morta. Il settore dell’economia circolare necessita infatti di un importante cambio di marcia, proprio a partire da una forte spinta verso maggiore concorrenza. Questo aspetto costituisce un elemento nevralgico nell’ultima relazione dell’Antitrust, che riscontra nel comparto una scarsa concorrenzialità che ne frena strutturalmente lo sviluppo. Un obiettivo strategico e vitale deve essere quello di spezzare la supremazia, anzi il monopolio, dei soggetti pubblici che continua a soffocare e penalizzare le imprese. Un approccio che, tra l’altro, rischia di scontrarsi con l’evidenza dei numeri, utili a fotografare il lavoro virtuoso di tantissime aziende. Dall’ultimo rapporto dell’Unione Nazionale Imprese Recupero e Riciclo Maceri (UNIRIMA), emerge come l’Italia sia avanti di 10 anni rispetto agli obiettivi Ue per il riciclo della carta. Ne 2020 infatti nel nostro Paese il tasso di riciclo degli imballaggi di carta e cartone è arrivato all′87,3%; l’obiettivo europeo invece è dell′85% al 2030. Un dato che dovrebbe costituire un vanto e un’eccellenza da capitalizzare e da valorizzare, ma che viene forse troppo trascurato nelle scelte politiche e nella programmazione degli interventi.

A livello locale il tema della concorrenza presenta alcuni passaggi che occorre mettere a punto con urgenza, soprattutto sotto il profilo normativo. Restano infatti da chiarire aspetti ostativi per lo sviluppo del comparto del recupero e riciclo della carta, in particolare il tema della TARI e il vincolo dei 5 anni previsto dall’art.238 del Dlgs 152/06. La TARI è infatti ancora slegata dalla quantità dei rifiuti prodotti e dall’effettivo servizio erogato e tale situazione produce effetti distorti. È quindi necessario un intervento che definisca in maniera chiara ed univoca la detassazione per le attività economiche che affidano la gestione dei rifiuti al mercato, evitando contenziosi fra imprese ed Enti locali. Si tratta di una questione affrontata dall’Antitrust, sempre nella sua ultima relazione. In essa, tra le altre indicazioni, si chiede anche la modifica del comma 10 dell’articolo 238 del D.lgs 152/06 (tariffa per la gestione dei rifiuti urbani), poiché l’attuale testo è discriminatorio nei confronti dei gestori privati. La norma infatti prevede che le utenze non domestiche che producono rifiuti urbani (rifiuti simili) ed effettuano la scelta di affidarli al gestore del servizio pubblico, siano obbligate a stipulare un accordo contrattuale che li vincola per una durata minima di cinque anni. Secondo l’Autorità tale previsione crea una disparità di trattamento nei confronti dei gestori privati, mentre è necessario assicurare dinamiche competitive per garantire la piena applicazione del principio di concorrenza. Bisogna accogliere queste indicazioni senza ulteriori esitazioni e colmare questo gap competitivo che pesa come un macigno sulle imprese e sull’efficienza di servizi essenziali in molte città.

Contenere i prezzi dell’energia e incentivare la concorrenza sono condizioni necessarie per salvaguardare il potenziale di sviluppo delle imprese. Il PNRR può rappresentare un trampolino di lancio per spingere le imprese verso una crescita sostenibile e supportare quindi l’economia circolare. La dotazione finanziaria destinata agli impianti di riciclo, seppur inferiore alle aspettative, potrebbe consentire un importante ammodernamento impiantistico per le nostre imprese, rendendole appunto più competitive nel confronto sui mercati globali. Purtroppo, i decreti nella loro impostazione e nella suddivisone delle risorse disponibili (1,5 mld agli Avvisi riservati a soggetti pubblici e meno della metà, cioè 0,6 mld, agli Avvisi per le imprese) sembrano garantire un vantaggio per i soggetti pubblici, a detrimento delle imprese. L’auspicio è che, per far decollare queste risorse e tramutarle in assi portanti destinati a sostenere lo sviluppo, i relativi bandi di gara vadano a buon fine e le risorse vengano tutte assegnate, anche se al momento giungono segnali non incoraggianti da parte delle imprese potenziali partecipanti.

Il 2022 si presenta come un anno decisivo, un vero e proprio bivio, per implementare progetti e iniziative che trasformino l’economia circolare da opportunità a vettore portante del nostro sviluppo economico. Occorre però acquisire una nuova consapevolezza, eludendo ogni rischio di mediazione al ribasso affinché la transizione ecologica non resti una delle tante pietre scolpite sul muro delle occasioni perse.


Per maggiori informazioni a riguardo vedasi anche gli  Articoli, interviste con dichiarazioni UNIRIMA e comunicati stampa – Unirima

6 Gennaio 2022

Le sfide per l’economia circolare: dal caro energia al Pnrr

Il commento del nostro DG ing. Francesco Sicilia su economia circolare e le sfide che devono affrontare le imprese fra vincoli, burocrazia, concorrenza, caro energia e le opportunità PNRR.

Il link all’articolo:

“Il 2022 si presenta come un anno decisivo, un vero e proprio bivio, per implementare progetti e iniziative che trasformino l’economia circolare da opportunità a vettore portante del nostro sviluppo economico. Occorre però acquisire una nuova consapevolezza, eludendo ogni rischio di mediazione al ribasso affinché la transizione ecologica non resti una delle tante pietre scolpite sul muro delle occasioni perse.”

 

 

 

 

 

 

 

3 Gennaio 2022

Circolare Albo n. 16 del 30 dicembre 2021 – Proroga stato di emergenza

Visto che lo stato di emergenza con il decreto-legge 24 dicembre 2021 n. 221 è stato nuovamente prorogato fino al 31 marzo 2022, l’Albo Nazionale Gestori Ambientali con la circolare n. 16 del 30 dicembre 2021 ha stabilito, conseguentemente,  che le iscrizioni in scadenza nell’arco temporale compreso tra il 31 gennaio 2020 e il 31 marzo 2022, conservano la loro validità fino al 29 giugno 2022, ferma restando l’efficacia dei rinnovi deliberati nel periodo suddetto.

21 Dicembre 2021

Disposizioni attuative del credito di imposta sui prodotti da riciclo e riuso

Il Ministero della Transizione Ecologica segnala che, le imprese che impiegano materiali e prodotti derivanti, per almeno il 75% della loro composizione, dal riciclaggio di rifiuti o di rottami, possono presentare istanza per le spese sostenute nel 2020 sui prodotti da riciclo e riuso. Le domande potranno essere presentate esclusivamente in forma elettronica, tramite la piattaforma informatica Invitalia PA Digitale (https://padigitale.invitalia.it)
Di seguito il link inerente la segnalazione della pubblicazione :
La misura è istituita dal decreto 6 ottobre 2021, pubblicato in Gazzetta ufficiale n. 297 del 15 Dicembre 2021, che definisce i requisiti tecnici e le certificazioni idonee ad attestare le tipologie di materie e prodotti riciclati che hanno accesso all’agevolazione, nonché i criteri e le modalità per la fruizione del credito d’imposta.
21 Dicembre 2021

Rapporto Rifiuti Urbani Ispra – Edizione 2021

E’ stato presentato oggi, il Rapporto Rifiuti Urbani 2021 dell’ISPRA. Frutto di una complessa attività di raccolta, analisi ed elaborazione di dati da parte del Centro Nazionale dei Rifiuti e dell’Economia Circolare dell’ISPRA (in attuazione di uno specifico compito istituzionale previsto dall’art. 189 del d.lgs. n. 152/2006) il rapporto fornisce i dati, aggiornati all’anno 2020, sulla produzione, raccolta differenziata, gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti di imballaggio, compreso l’import/export, a livello nazionale, regionale e provinciale.

Riporta, inoltre, le informazioni sul monitoraggio dell’ISPRA sui costi dei servizi di igiene urbana e sull’applicazione del sistema tariffario. Infine, presenta una ricognizione dello stato di attuazione della pianificazione territoriale aggiornata all’anno 2021. Attraverso un efficace e completo sistema conoscitivo sui rifiuti, si intende fornire un quadro di informazioni oggettivo, puntuale e sempre aggiornato di supporto al legislatore per orientare politiche e interventi adeguati, per monitorarne l’efficacia, introducendo, se necessario, eventuali misure correttive.

Nel 2020, la produzione nazionale dei rifiuti urbani si attesta a 28,9 milioni di tonnellate, in calo del 3,6% rispetto al 2019 (-1,1 milioni di tonnellate).

La percentuale di raccolta differenziata si attesta al 63% della produzione nazionale, con una crescita di 1,8 punti rispetto al 2019. Carta e cartone rappresentano il 19,2% del totale.

Il riciclaggio totale si attesta al 54,4%.

Il 20% dei rifiuti urbani è smaltito in discarica, pari a 5,8 milioni di tonnellate, con una riduzione del 7,4% rispetto al 2019.

Qui il rapporto:

Qui il comunicato stampa con la sintesi dei dati:

 

(link al sito dell’Ispra: www.isprambiente.gov.it/presentazione-del-rapporto-rifiuti-urbani-2021)