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21 Luglio 2020

Riciclo, a rischio 20 miliardi di ricavi

Rifiuti, il Governi mette a rischio 20 miliardi di ricavi. Alle Commissioni Ambiente di Camera e Senato il parere sullo schema di recepimento di decreto legislativo che “trasforma” i rifiuti speciali in urbani dandoli in gestione ai Comuni a scapito delle imprese private.

Nell’articolo di Andrea Pira su Milano Finanza di oggi  l’intervista al dg di Unirima ing. Francesco Sicilia

14 Luglio 2020

Il Governo rischia di mandare “al macero” il riciclo della carta

Preoccupa molti addetti ai lavori la decisione del Ministero dell’Ambiente di assimilare rifiuti speciali recuperabili (gestiti soprattutto da privati) e rifiuti urbani (gestiti dai Comuni): “Un colpo mortale” per Unirima, “un intero settore cancellato per legge”.

L’articolo di Luciana Matarese su Huffington Post con intervista al nostro Direttore Generale ing. Francesco Sicilia.

Insieme ai rifiuti il Governo con una modifica normativa rischia di mandare “al macero” interi comparti del settore, come quello del riciclo di carta e cartone. A quel punto sì definitivamente carta straccia anche dal punto economico. Si stanno domandando in tanti il perché della scelta del Ministero dell’Ambiente di assimilare rifiuti speciali recuperabili e rifiuti urbani. Già bell’e definita, scritta nero su bianco nel decreto con cui il Governo si appresta a recepire la direttiva quadro europea sui rifiuti, al centro della discussione in corso nelle Commissioni Ambiente di Camera e Senato. Un tecnicismo, si dirà, magari un modo per semplificare le cose, in fondo sempre di rifiuti si tratta.

E invece no. Perché i rifiuti urbani sono gestiti dai Comuni, quelli speciali riciclabili in gran parte dai privati. E dunque, far passare il testo che ha già incassato il parere favorevole della Conferenza Stato-Regioni, così come è scritto, senza eliminare quell’equiparazione nella catalogazione tra le due tipologie di rifiuti, significherebbe innescare un effetto domino sul mercato, con ripercussioni negative su alcuni comparti del settore.

Quello del recupero e del riciclo di carta e cartone, ad esempio, come fa notare Francesco Sicilia, che parla di “colpo mortale”. Il direttore generale dell’Unirima, l’Unione nazionale Imprese Recupero e Riciclo Maceri, si dice “fortemente preoccupato” e per più di una ragione. La prima deriva dal fatto che a differenza dei rifiuti urbani, di proprietà dei Comuni, quelli speciali recuperabili sono in gran parte gestiti da privati, dal cosiddetto mercato. “Con la “trasformazione” decisa dal Ministero – spiega Sicilia – oltre otto milioni di tonnellate di rifiuti speciali riciclabili diventati di colpourbani verrebbero sottratte al mercato delle imprese del riciclo, per essere sottoposte alla privativa comunale, con gravi ripercussioni economiche e perdita di competitività del settore”.

Una vera e propria “distorsione del sistema”, rincara la dose il direttore generale di Unirima, prefigurando il rischio di un quadro di incertezza sulle attività di riciclo che, numeri alla mano, nel nostro Paese sviluppano oltre 2 miliardi di euro di investimenti e collocano l’Italia, con il 2,1%, al primo posto tra i maggiori paesi europei per quota di occupati nell’economia circolare, davanti a Spagna (2%), a Regno Unito (1,6%), Francia (1,5%) e Germania (1,5%) – la media Eu è pari all’1,7%.

Né la scelta del ministero può essere motivata sulla base di eventuali inefficienze del sistema di gestione dei rifiuti speciali recuperabili perché “come si evince dati in tale settore siamo leader in Europa. In un paese con carenza cronica di materie prime come il nostro, tale comparto rappresenta da sempre un’eccellenza e in alcuni settori – come la carta – dove la raccolta da rifiuti speciali pesa per circa il 60% ed è gestita da imprese private, l’Italia ha raggiunto con 10 anni di anticipo gli obiettivi che la comunità europea si è data per il 2025”, ragiona Sicilia. E aggiunge: “il legislatore europeo ha voluto precisare che le definizioni di rifiuti “urbani” e “rifiuti simili” sono tali solo ed esclusivamente ai fini dei calcoli degli obiettivi di riciclo fissati nella direttiva, non per affidarne la gestione e quindi “la privativa” esclusivamente ai Comuni”.

Allora che fare? La soluzione, per Unirima, è mantenere inalterata la distinzione tra rifiuti speciali riciclabili e rifiuti urbani e nella gestione, tra pubblico e privato recependo così com’è la direttiva quadro europea che ha come obiettivo quello di rendere il più possibile circolare l’economia, incentivando recupero e riutilizzo. Ma, altro che mercato ed economia circolare, le modifiche introdotte dal Ministero dell’Ambiente, “somigliano piuttosto a una statalizzazione forzata del sistema”. Sfugge ai più l’obiettivo finale: c’è chi sostiene possa essere quello di aumentare la base imponibile della tassazione alle attività che producono rifiuti speciali riciclabili. “Il motivo non mi è chiaro – taglia corto Sicilia – so per certo però che se non si tornasse indietro, un intero settore, vitale per l’economia del Paese, verrebbe cancellato per legge”.

Fonte: https://www.huffingtonpost.it

10 Luglio 2020

Resoconto Commissione Territorio, Ambiente, Beni ambientali del Senato su recepimento direttiva rifiuti (Atto 169)

La  13° Commissione Territorio, Ambiente, Beni ambientali  Senato sullo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2018/851, che modifica la direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti, e della direttiva (UE) 2018/852, che modifica la direttiva 1994/62/CE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (n. 169).

Anche la Commissione Politiche dell’Unione europea ha formulato un primo parere.

Qui i testi dei resoconti: www.unirima.it/resoconto-13-Commissione-Senati-atto-169/

 

Per precedenti nostre informazioni in merito: www.unirima.it/trasformazione-dei-rifiuti-speciali-recuperabili-in-rifiuti-urbani-cancella-lle-imprese-del-riciclo/


 

10 Luglio 2020

Raccolta selettiva su superficie privata con attrezzature di raccolta > 5 mc – Procedure per Convenzionati dal 01/07/2020

In merito alla Raccolta selettiva su superficie privata con attrezzature di raccolta> 5 mc, Comieco con decorrenza 1 luglio, ha creato  un apposito bacino per la contabilizzazione delle quantità provenienti da questo flusso di raccolta per l’applicazione di quanto previsto dall’ATC.

Il nostro approfondimento: www.unirima.it/ATC-raccolta-selettiva-su-superficie-privata/

Qui la nostra precedente circolare in merito: www.unirima.it/atc-raccolta-selettiva-su-superficie-privata-con-cassoni 5-mc/

 

6 Luglio 2020

Studio Eunomia per la Commissione Europea sulle linee guida per gli schemi di responsabilità estesa del produttore

Eunomia ha redatto uno studio come supporto alla Commissione Europea per la redazione delle linee guida inerenti gli schemi di responsabilità estesa del produttore (EPR Schemes).

Lo studio ha come obiettivo quello di presentare un piano per poter delineare efficacemente gli obbiettivi, i costi e le misure in cui i produttori dei rifiuti sono chiamati a rispondere dell’immissione sul mercato dei loro prodotti.

La pubblicazione degli orientamenti EPR della Commissione europea sarà posticipata (probabilmente sarà adottata solo dopo l’estate), è ancora possibile quindi presentare commenti alla relazione.

Qui il nostro approfondimento con il testo dello studio (anche in italiano):www.unirima.it/studio-eunomia-per-la-commissione-europea-su-epr/

Qui la circolare: Circ 9lug2020_EPR

Cordiali saluti

Francesco Sicilia

 

1 Luglio 2020

La “trasformazione” dei rifiuti speciali recuperabili in rifiuti urbani cancella oltre 20 miliardi di fatturato delle imprese del riciclo

Le Commissioni ambiente di Camera e Senato stanno discutendo gli schemi di recepimento del Pacchetto Economia Circolare approvato nel 2018 dal Parlamento Europeo. In particolare, l’Atto 169 riguarda recepimento delle direttive 2018/851 e 2018/850 ed i commi 8 e 9 dell’articolo 1 riguardano le modifiche agli articoli 183 e 184 del D.Lgs. 152/06.

Tali commi, che avrebbero dovuto solo recepire quanto previsto dall’art. 3 della Direttiva 2018/851, introducono elementi che ne stravolgono il principio, apportando al contempo modifiche sostanziali all’attuale sistema di classificazione dei rifiuti. Quanto riportato nei due suddetti commi di fatto “trasforma” i rifiuti speciali recuperabili in rifiuti urbani. Se il provvedimento venisse approvato nella forma attuale, non solo verrebbero meno ai principi e alle finalità della normativa europea così come deliberata a seguito di un intenso confronto tra le associazioni rappresentanti il mondo dell’economia circolare, ma, esito ancor più preoccupante, rappresenterebbe un colpo mortale per il settore del recupero e riciclo segnando la fine di centinaia di imprese che operano nella gestione dei rifiuti speciali recuperabili e riciclabili con circa 20 miliardi di euro di fatturato e che hanno permesso al nostro Paese di collocarsi tra i primi a livello europeo in tale settore.

Verrebbero  meno le indicazioni del legislatore europeo poiché la nuova direttiva quadro europea sui rifiuti si è posta come obiettivo di rendere il più possibile circolare l’economia europea, incentivando il recupero ed il riutilizzo dei materiali. È stato quindi ampliato il perimetro dei rifiuti urbani anche arifiuti indifferenziati e da raccolta differenziata provenienti da altre fonti e che sono simili per natura e composizione ai rifiuti domesticisolo per fare entrare nel computo degli obiettivi di riciclo le quantità raccolte di rifiuti speciali “simili” ai rifiuti urbani, senza con questo volere interferire sulle loro modalità di gestione. Infatti, alla fine del punto 10 dei “Considerando” della Direttiva 2018/851 è riportato: 

Affinché gli obiettivi di preparazione per il riutilizzo e di riciclaggio si basino su dati affidabili e raffrontabili e i progressi nel perseguimento dei suddetti obiettivi siano controllati in modo più efficace, la definizione di «rifiuti urbani» nella direttiva 2008/98/CE dovrebbe essere in linea con la definizione elaborata a fini statistici da Eurostat e dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici (OCSE) e utilizzata ormai da vari anni dagli Stati membri nella comunicazione dei dati. ..(omissis)… La definizione di «rifiuti urbani» nella presente direttiva è introdotta al fine di definire l’ambito di applicazione degli obiettivi di preparazione per il riutilizzo e riciclaggio nonché le relative norme di calcolo. Essa è neutra rispetto allo stato giuridico, pubblico o privato, del gestore dei rifiuti e comprende pertanto i rifiuti domestici e quelli provenienti da altre fonti (nota: ad esempio i rifiuti simili) che sono gestiti da o per conto dei comuni oppure direttamente da operatori privati.

Pertanto, il legislatore europeo ha voluto precisare che le definizioni di rifiuti “urbani” e “rifiuti simili” sono tali solo ed esclusivamente ai fini dei calcoli degli obiettivi di riciclo fissati nella direttiva, non per affidarne la gestione e quindi la “privativa” esclusivamente ai Comuni.  Pertanto “rifiuti simili” non significa “rifiuti assimilati”.

Purtroppo, nello schema di recepimento della direttiva 2018/851, i commi 8 e 9 che modificano gli articoli 183 e 184 del D.Lgs 152/06, anche con l’introduzione anche degli allegati L-Quater ed L-Quinquies, vanno in direzione opposta alle indicazioni della norma europea. Il risultato immediato sarebbe che oltre otto milioni di tonnellate di rifiuti speciali riciclabili diventeranno di colpo rifiuti urbani. Tali quantità verrebbero pertanto sottratte al mercato del riciclo, con gravi ripercussioni economiche e perdita di competitività del settore, per essere sottoposte alla privativa comunale. Questa impostazione minerebbe anche il ruolo sussidiario dei consorzi e di tutti i sistemi EPR.

Tale scelta non può certo essere motivata con eventuali inefficienze del sistema di gestione dei rifiuti speciali recuperabili poiché è noto ed evidenziato dai dati che in tale settore siamo leader in Europa. In un paese con carenza cronica di materie prime, tale comparto rappresenta da sempre un’eccellenza ed in alcuni settori come la carta, dove la raccolta da rifiuti speciali pesa per circa per il 60% ed è gestita da imprese private, l’Italia ha raggiunto con 10 anni di anticipo gli obiettivi che la comunità europea si è data per il 2025.

Inoltre, del comma 2-ter dell’art. 3 della direttiva 2018/851 che riguarda la definizione dei rifiuti urbani: “Tale definizione non pregiudica la ripartizione delle responsabilità in materia di gestione dei rifiuti tra gli attori pubblici e privati;”  non c’è traccia nello schema di recepimento della direttiva, non è stato infatti inserito nel comma 8 dello schema di decreto legislativo di recepimento della direttiva. Tutto ciò in palese contrario agli scopi della direttiva.

Chi paventa il rischio di non avere impianti a sufficienza perché aumenteranno i rifiuti urbani, non si preoccupa degli effetti devastanti sul settore delle imprese che gestiscono i rifiuti speciali. O forse mancheranno impianti pubblici (da duplicare) perché dovranno chiudere quelli gestiti dalle imprese private. Una statalizzazione forzata del sistema, altro che mercato ed economia circolare. Giova comunque ricordare che nel settore della carta il sistema impiantistico ha una capacità di trattamento ben adeguata ed è capillare su tutto il territorio nazionale. Mancano invece gli impianti di recupero energetico per il trattamento degli scarti di lavorazione non riciclabili (anche di provenienza urbana), questa si che è una carenza.

La distorsione del sistema creerebbe inoltre un quadro di incertezza sulle attività di riciclo che sviluppano oltre 2 miliardi di euro di investimenti e collocano l’Italia, con il 2,1%, al primo posto tra i maggiori paesi europei per quota di occupati nell’economia circolare, davanti a Spagna (2%), a Regno Unito (1,6%), Francia (1,5%) e Germania (1,5%), la media EU è pari sall’1,7%.

Ad aumentare la preoccupazione, il fatto che le modifiche alla direttiva avrebbero dei gravi effetti sulla tracciabilità dei rifiuti speciali. La trasformazione dei rifiuti prodotti dalle attività commerciali, industriali e artigianali in rifiuti urbani, non consentirebbe più il monitoraggio che avviene oggi tramite i documenti di trasporto (formulari di identificazione rifiuti). In questo modo i rifiuti speciali diventerebbero di fatto “invisibili” poiché i rifiuti urbani sono esentati dagli stessi adempimenti ambientali.

Il parere favorevole, con alcune proposte di modiche, della Conferenza Stato-Regioni nella seduta del 25 giugno 2020 ci preoccupa. La direttiva europea chiede agli Stati Membri solo di inserire i quantitativi di rifiuti speciali per natura simili a quelli urbani (carta e cartone, vetro, metalli, plastica, rifiuti organici, legno, tessili, imballaggi, rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, rifiuti di pile e accumulatori e rifiuti ingombranti, compresi materassi e mobili) nel calcolo obiettivi di riciclo e non di affidarne la privativa ai comuni distorcendo il mercato e ledendo l’intero settore.

La stesura delle direttive del c.d. “pacchetto economia circolare” è stata già frutto di un lungo processo di confronto a livello europeo, recepiamola quindi così com’è, evitando di minarne i presupposti ed i principi di libera concorrenza, efficienza, economicità e sostenibilità economica, con integrazioni che non possono che danneggiare tutti.

 

Francesco Sicilia (Direttore Generale UNRIMA) – 01/07/2020



 

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