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25 Marzo 2021

Nuovi rifiuti urbani, l’antitrust:”Rimuovere vincolo dei 5 anni” – Ricicla News

L’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato definisce “discriminatorio per i gestori privati” il nuovo regime di mercato introdotto dal decreto legislativo 116/2020.

 

Qui l’articolo di Ricicla TV:

L’antitrust chiede la modifica del regime di mercato introdotto dalla nuova classificazione dei rifiuti urbani, considerandolo discriminatorio per i gestori privati e d’ostacolo all’economia circolare. Erano in molti ad aspettarsi un pronunciamento in questo senso da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che non è nuova a interventi in materia di rifiuti, e ora ecco tutto nero su bianco nelle proposte consegnate al governo per la legge annuale sulla concorrenza. Nelle capitolo dedicato alla ‘promozione di un’economia circolare nel settore dei rifiuti’ l’Agcm ravvisa infatti profili di scarsa concorrenzialità in relazione alla disciplina introdotta dal decreto legislativo 116 del 2020, che incassa quindi una nuova, sonora, stroncatura.

Ridefinendo il perimetro dei rifiuti urbani e di quelli speciali, il decreto legislativo, spiega l’antitrust, ha fatto venire meno il meccanismo dell’assimilazione “riaffermando la piena libertà delle attività economiche che producono rifiuti simili di affidarne la raccolta e l’avvio a recupero e/o smaltimento al di fuori della gestione del servizio pubblico” e di ottenere riduzioni della parte variabile della tariffa rapportate alle quantità avviate a recupero. Il problema, spiega l’authority, è che la nuova disciplina “stabilisce la necessità di stipulare con il gestore pubblico o con l’operatore privato prescelto un accordo contrattuale con una dura minima quinquennale“. Una previsione che per l’Agcm sarebbe “discriminatoria per i gestori privati, in quanto, mentre è possibile rientrare nella gestione pubblica in ogni momento e, quindi, anche prima del decorso dei cinque anni, non è consentito il contrario“.

Ecco perché “al fine di non ostacolare la concorrenza tra i diversi operatori (privati e pubblico) del servizio di raccolta e avvio a recupero dei rifiuti estendendo impropriamente la privativa delle gestioni pubbliche – scrive l’Agcm – si ritiene quindi necessaria l’eliminazione della durata minima quinquennale dell’accordo“. Una posizione che incontra il favore delle associazioni delle piccole e medie imprese e dell’artigianato, che da sempre chiedono l’eliminazione di qualunque vincolo temporale alla possibilità di scegliere tra pubblico o mercato, compreso il termine ultimo per la comunicazione al comune o al gestore della volontà di non servirsi più del servizio pubblico che il decreto “sostegni” ha invece recentemente fissato al 31 maggio di ogni anno.

Nelle sue osservazioni l’Agcm torna poi a censurare l’improprio utilizzo della nozione di ‘gestione integrata del servizio’, stigmatizzando la frequente estensione delle attività ricomprese nella privativa per la gestione dei rifiuti urbani ad attività di smaltimento, recupero e riciclo “tipicamente svolte in regime di mercato” anche “mediante una impropria attribuzione di titolarità esclusiva in capo al gestore”. Sul punto, sottolinea l’authority, “appare necessario prevedere che la gestione integrata debba essere affidata e svolta nel rispetto del principio concorrenza, e non possa comportare improprie monopolizzazioni dei mercati concorrenziali”.

Sempre in tema di gestione efficiente e concorrenziale dei rifiuti urbani l’Agcm sottolinea come questa sia ostacolata dalla carenza di impianti di recupero energetico per le frazioni indifferenziate che “non consente, in una fase a valle della raccolta, relativa ad attività da svolgersi in regime di libero mercato, l’esplicarsi di stimoli competitivi idonei a promuovere il raggiungimento dell’efficienza allocativa, non permettendo un’adeguata valorizzazione economica del rifiuti, con attivazione di ulteriori filiere (es. nel caso del TMV, produzione di energia elettrica), e vale a definire un eccessivo potere di mercato in capo ai pochi impianti esistenti, con un possibile incremento dei costi di complessiva gestione dei rifiuti urbani e maggiore spesa per i cittadini”. Ecco perchè l’Autorità, consapevole “che i principali ostacoli alla realizzazione degli impianti in questione non derivano da considerazioni di maggiore o minore redditività dell’attività, quanto piuttosto dalla complessità dell’iter autorizzativo cui sono sottoposti e dalla ostilità spesso mostrata dalla popolazione e dagli stessi enti locali nei confronti di tali opere (c.d. sindrome “nimby”)” suggerisce “una ulteriore semplificazione delle procedure autorizzative previste per la realizzazione di tali impianti” ad esempio “mediante l’attivazione di poteri sostitutivi in caso di inerzia delle amministrazioni pubbliche interessate, un maggiore ricorso a forme di autocertificazione, nonché tempistiche certe per la conclusione dei procedimenti per la relativa autorizzazione” e la “definizione di meccanismi di incentivazione e/o compensazione non tanto a vantaggio degli investitori, quanto delle popolazioni e degli enti locali interessati”.

Fonte: riciclanews.it

23 Marzo 2021

Segnalazione AGCM in merito a proposte di riforma concorrenziale ai fine della Legge annuale Mercato e Concorrenza

L’ Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato ha inviato al Presidente del Consiglio dei Ministri una segnalazione in merito a “Proposte di riforma concorrenziale, ai fini della Legge Annuale per il Mercato e la Concorrenza anno 2021“.

Il Documento, volto ad offrire un contributo anche nella fase di crisi e per favorire la ripresa economica,  ribadisce come la riforma degli appalti pubblici deve essere considerata uno degli obiettivi strategici per il rilancio dell’economia e dell’attivazione degli investimenti e che la concorrenza non fa che apportare effetti benefici. Infatti, mentre il settore manifatturiero, più esposto alla concorrenza internazionale, non fa registrare problemi di produttività, quello dei servizi dimostra ritardi significativi.  Occorre quindi intervenire per ridurre le rendite monopolistiche ma anche le barriere amministrative.

L’AGCM formula quindi una serie di proposte articolate in otto capitoli. Il capitolo V riguarda  “La concorrenza a servizio della sostenibilità ambientale” . Il paragrafo B in particolare (qui l’estratto Segnalazione AGCM_PrgB_pag68)  ha come titolo “Il ruolo della concorrenza nella promozione di un’economia circolare nel settore dei rifiuti“. L’AGCM, partendo dai dati che dimostrano come l’attività del riciclo promuova la “concorrenza dinamica” ed è in grado di aumentare il PIL di un’ulteriore 0,5% entro il 2030 creando circa 700.000 nuovi posti di lavoro, riporta una serie di elementi e considerazioni che ribadiscono come sia necessario  assicurare dinamiche competitive e agire sulle criticità connesse alla mancata piena applicazione del principio di concorrenza espressamente previsto nel D.lgs 152/06. Il paragrafo B analizza i diversi aspetti inerenti il mancato rispetto dei principi di concorrenza e le criticità, già altre volte presentate, del settore dei rifiuti come l’affidamento ad un unico soggetto di tutte le attività di raccolta, trasporto e avvio a smaltimento e recupero dei rifiuti urbani nonché  la formulazione del comma 10 dell’art. 238 inerente la questione dei “5 anni”.

Queste le proposte dell’AGCM riportate nella relazione ed inerente i suddetti aspetti:



Il paragrafo C, sempre del capitolo V, riguarda il tema dello sviluppo impiantistico nella gestione dei rifiuti indifferenziati, in particolare quello degli impianti di termovalorizzazione.  L’ insufficiente presenza di tali impianti sul territorio nazionale genera criticità concorrenziali che occorre risolvere.

 

 

23 Marzo 2021

DL “Sostegni” – disposizioni in materia di TARI

Oggi, 23 marzo 2021, è entrato in vigore il  Decreto-Legge 22 marzo 2021, n. 41 cosiddetto “Decreto sostegni” inerente Misure urgenti in materia di sostegno alle imprese e agli operatori economici, di lavoro, salute e servizi territoriali, connesse all’emergenza da COVID-19″.

Il DL prevede anche importanti disposizioni inerenti la TARI, in particolare sul termine – 31 maggio di ogni anno –  entro cui dovrà essere effettuata la scelta delle utenze non domestiche che producono rifiuti urbani di avvalersi del servizio pubblico o del ricorso al mercato, come riportato nel comma 5 dell’art. 30 del DL 41/2021:

  1. Limitatamente all’anno 2021, in deroga all’articolo  1,  comma 169, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 e all’articolo  53,  comma 16, della legge 23 dicembre 2000,  n.  388,  i  comuni  approvano  le tariffe e i regolamenti della TARI  e  della  tariffa  corrispettiva, sulla base del piano economico finanziario del servizio di  gestione dei rifiuti, entro il 30 giugno  2021.  Le  disposizioni  di  cui  al periodo precedente si applicano anche in caso di esigenze di modifica a  provvedimenti  gia’  deliberati.  In  caso  di  approvazione   dei provvedimenti relativi alla TARI o alla tariffa corrispettiva in data successiva all’approvazione del proprio bilancio  di  previsione  il comune provvede ad effettuare le conseguenti modifiche al bilancio di previsione in occasione della prima variazione utile. La scelta delle utenze non domestiche di cui all’articolo 3, comma  12,  del  decreto legislativo 3 settembre  2020,  n.  116  deve  essere  comunicata  al comune, o  al  gestore  del servizio  rifiuti  in  caso  di  tariffa corrispettiva, entro il 31 maggio di ciascun anno.

 

18 Marzo 2021

Webinar organizzato da Unirima sul Decreto 188/2020 “End of Waste carta” – 12 aprile 2021 ore 11.00

Si terrà lunedì 12 aprile alle ore 11.00 il webinar organizzato da Unirima sul  Decreto End of Waste carta. Un momento di confronto rivolto in particolare alle imprese del riciclo carta per fare il punto su una norma così importante per il nostro comparto industriale.

Interverranno l’ Ing. Laura D’Aprile, Direttore Direzione Economia Circolare del Ministero della Transizione Ecologica, l’ing. Valeria Frittelloni, Responsabile del Centro Nazionale dei rifiuti e dell’economia circolare ISPRA e l’avv. Andrea Farì professore di diritto ambientale all’Università Roma Tre. Per Unirima ci saranno il Presidente ed il Direttore Generale.

La partecipazione all’evento online è gratuita, previa registrazione QUI



Qui le linee guida UNIRIMA sul decreto End of Waste carta:

 

18 Marzo 2021

Comunicato stampa Unirima, Assorimap e Assofermet su Giornata Mondiale Riciclo – 18 marzo 2021

In occasione della Giornata Mondiale Riciclo, UNIRIMA, Assorimap e Assofermet, che a maggio 2020 hanno lanciato il Manifesto del riciclo a sostegno dell’economia circolare, hanno diramato run comunicato stampa congiunto. “L’Italia è leader nell’industria del riciclo in Europa e nel mondo: secondo i dati Eurostat recuperiamo circa il 79% degli scarti prodotti, il doppio rispetto alla media europea, seguiti da Francia (56%), Regno Unito (50%) e Germania (43%). Numeri raggiunti soprattutto tramite il recupero di materia dai rifiuti speciali, quindi grazie alle imprese private che operano in tale settore”.

Qui il testo del comunicato stampa Unirima, Assorimap e Assofermet:


Gli articoli che hanno riportato il comunicato stampa:

 

 

16 Marzo 2021

TARI: la tassa che affossa le imprese e frena l’economia circolare.

Con l’introduzione del nuovo testo unico ambientale e l’eliminazione del concetto di assimilazione, le imprese  possono scegliere, per i propri rifiuti merceologicamente simili ai domestici, se affidarli al servizio pubblico oppure se affidarli al mercato.

Tale opportunità di scelta nasce col l’obiettivo di aprire il più possibile il sistema alla competizione tra modelli e quindi consentire lo sviluppo e l’innovazione dei sistemi di recupero e riciclo dei materiali.

Purtroppo tutto questo è frenato da una pesante disparità di trattamento tra chi opera nell’ambito del servizio pubblico e chi opera sul mercato. Nel caso di gestione nell’ambito del servizio pubblico non si ha l’obbligo di emettere il formulario di identificazione rifiuti mentre nel caso di gestione nell’ambito del mercato invece si. Tutto questo è assolutamente incomprensibile alla luce del fatto che la tracciabilità di tutti i rifiuti è un caposaldo della normativa europea.

Nonostante la nuova norma sia stata voluta dal legislatore europeo con lo scopo di consentire una migliore visibilità statistica dei rifiuti simili ai domestici, senza che questo avesse impatto sui modelli di gestione e sugli operatori economici, di fatto l’introduzione che ne è stata fatta in Italia minaccia di generare un incredibile disparità proprio nei sistemi di gestione e per gli operatori economici coinvolti.

A tutto ciò si aggiunge il tema della tariffa rifiuti, la c.d. TARI, che anziché essere applicata come una tariffa, e quindi essere proporzionale al servizio erogato, è ancora concepita e applicata come una vera e propria tassa che si applica alle attività produttive a prescindere da quanto effettivamente utilizzino il servizio pubblico.

In sintesi, se non ci si avvale del servizio pubblico, poiché l’utenza non domestica ha scelto di affidarlo al mercato, perché si deve continuare a pagare la TARI? Perché nonostante questo sia previsto dalla legge nei fatti i Comuni non hanno effettuato la transizione alla tariffa al fine di garantire una effettiva commisurazione tra quanto richiesto all’utenza ed il servizio che viene effettivamente erogato?

I numeri che spingono il riciclo nel nostro Paese e ne fanno un’eccellenza nel recupero di materia dai rifiuti sono trainati da sempre dal settore dei rifiuti speciali, quindi dal mercato. Possiamo e dobbiamo fare molto di più ma l’applicazione della Tari nella forma attuale, unita alle altre considerazioni sopra esposte, costituisce un ostacolo insormontabile allo sviluppo delle imprese dell’economia circolare. Queste osservazioni sulla Tari sono state, tra l’altro, espresse più volte anche da associazioni di categoria dei produttori, a testimonianza di come sia una questione di enorme impatto. La stessa Unirima ha formulato queste valutazioni nell’ambito delle audizioni presso le commissioni parlamentari competenti.

Per costruire un vero percorso di transizione ecologica bisogna realmente creare le condizioni affinché le imprese possano sprigionare tutte le loro potenzialità, investendo su una profonda semplificazione delle procedure. Per questo auspichiamo che il confronto con le istituzioni prosegua coinvolgendo tutti gli stakeholders a partire da un metodo sempre incentrato su ascolto e condivisione.

 

UNIRIMA – Roma, 16 marzo 2021